Tutti insieme in workshop - 27.05.2009
L’outdoor è il mercato che attualmente, più di ogni altro, consente agli operatori di guardare lontano, molto al di là dall’attuale congiuntura economica: oltre persino la fredda obiettività
di numeri e statistiche.
L’outdoor è infatti il mercato in cui l’auspicabile è già stato sostituito dal possibile. Se ne sono resi conto con i loro occhi i fortunati partecipanti al primo workshop sul mercato outdoor che si è tenuto il 27 maggio scorso nelle sale del Castel Flavon, che domina la zona industriale di Bolzano.
A fare gli onori di casa c’erano Sport Alliance, organizzatore dell’evento, e la rivista Outdoor Magazine, che ha fornito il supporto tecnico alla manifestazione. Sul tavolo della presidenza
erano seduti i protagonisti indiscussi del comparto outdoor. Innanzitutto lo staff al completo di Sport Alliance, in testa il presidente Fabio Pelosi. Al suo fianco i portavoce delle due famiglie che nel 2003 crearono il gruppo d’acquisto con sede a Bolzano: Georg Oberrauch (presidente
di Sportler) e Marco Odolini (amministratore delegato di Sportland).
Ma veniamo al contenuto del workshop di Bolzano. Argomenti forti sono stati l’associazionismo e, ovviamente, le cifre del giro d’affari alimentato dal settore outdoor.
L’unione fa la forza
Per quanto riguarda il primo, significativo è stato l’intervento di Marco Odorini. Il manager di Sportland si è soffermato sui vantaggi e sull’importanza dell’associazionismo nel mercato
attuale. L’esempio più eclatante è quello fornito dal settore alimentare in cui i centri commerciali della sua famiglia sono integrati nel network Italgros. Odolini ha poi citato il caso
di Sport Alliance, un network che oggi vanta circa 260 associati. Una realtà nata, non a caso, dalla stessa visione strategica condivisa da Sportland (che oggi conta 19 punti vendita) e Sportler (21 store).
Una proposta per l’Italia
Georg Oberrauch nel suo intervento ha voluto invece dare una visione più ampia e completa del “modello” Eurofamily. Fondato nel 2000, Eurofamily è un consorzio internazionale
composto da alcuni dei più importanti retailer europei, basato su un forte spirito di collaborazione, lealtà, affidabilità e massima fiducia tra tutti i membri. Oberrauch ha lanciato alla platea un’idea: proporre un modello simile a questo anche in Italia, coinvolgendo
gli altri negozianti specializzati nell’outdoor per riuscire a creare un network che incida per il 50% sull’intero giro d’affari del settore.
Impossibile? Forse no. Anche perché il mercato outdoor è in movimento costante.
Le cifre del fenomeno outdoor
L’attenzione della platea si è fatta più acuta quando ha preso la parola Fabio Pelosi, che ha fornito le cifre del giro d’affari, dei numeri e delle statistiche riferite al mercato outdoor. Il presidente di Sport Alliance ha evidenziato come questo settore in Europa sia in
crescita costante negli ultimi anni e abbia raggiunto un valore complessivo di circa 5,5 miliardi di euro nel 2008. La Germania si conferma di gran lunga il primo mercato, seguita da Regno Unito e Francia. Nonostante questo trend positivo, negli ultimi 9 mesi si è verificato un sostanziale rallentamento del mercato sia a volume che a valore. L’Italia è stato l’unico dei principali mercati europei a registrare un lieve incremento delle vendite di calzature sportive a volume (+2,5%), ma come tutti gli altri il dato a valore è negativo (-0,8%). In forte calo invece l’abbigliamento: -3,6% a volume e -8,6% a valore.
Discutere per crescere
Come in tutti i workshop il momento più atteso è stato quello della discussione. Il pubblico ha dimostrato di aver molto gradito gli spunti forniti dai relatori. Si è sviluppato così un dibattito interessante che ha toccato gli argomenti più importanti del momento come: l’ottimizzazione dei costi, il rapporto con le aziende fornitrici, la percezione dei marchi nel consumatore,
l’esigenza di aumentare la marginalità, il socio “scomodo” di ogni negoziante (il fisco...), il valore aggiunto del network. È stata l’occasione per mettere in luce i vantaggi dei quali possono usufruire i negozianti associati a Sport Alliance. A cominciare dalla disponibilità dei cosiddetti “private brand”.
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